| La leggenda di Pasquale Bruno |
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Legata al Castello, la nota vicenda di Pasquale Bruno, brigante difensore dei deboli e degli oppressi, che rubava ai ricchi per dare ai poveri, vissuto tra Bauso e Calvaruso tra la fine del Settecento e l’agosto del 1803, quando venne giustiziato a Palermo. Il suo nome e quello di Bauso divennero famosi grazie alla penna di Alessandro Dumas padre che, nel 1838, scrisse appunto il Pascal Bruno dopo aver avuto accennata la storia dall’amico Vincenzo Bellini a Parigi, e dopo essersi informato direttamente sul posto che visitò durante un suo viaggio lungo le coste della Sicilia. Una vicenda in cui s’intrecciano storia, leggenda e mito. Il castello di Bauso e il feudo annesso appartenevano, all’epoca dei fatti narrati da Dumas, alla famiglia Cottone, principi di Castelnuovo. La storia affonda le sue radici nel 1783, quando il 5 maggio di quell’anno tale Antonino Bruno (detto Zuzza), di Bauso, venne giustiziato in piazza Marina a Palermo, perché reo di aver attentato alla vita dell’allora principe di Castelnuovo (sembra tale Gaetano Cottone Morso). Quest’ultimo aveva violentato la moglie di Bruno, applicando la spregevole pratica feudale dello Jus Primae Noctis, il diritto cioè da parte del feudatario di “possedere” la sposa novella di un suddito ancor prima del consorte. Catturato e giustiziato, il teschio di Antonino Bruno fu chiuso in una gabbia di ferro e appeso alle mura del Castello di Bauso per lungo tem¬po. Successivamente, il figlio Pasquale Bruno provò a vendicare il padre. Eroe buono Pasquale, che combatte contro le soverchierie dei potenti, e del principe di Castelnuovo in particolare, amato dalla sua gente per le sue gesta memorabili. Ma la sua giovane esistenza ebbe fine nel 1803 sul patibolo della stessa Piazza Mari¬na a Palermo che vide giustiziare il padre. Risultarono coinvolte nella vicenda il baronato di Carini e il Principato di Butera. Ascoltate - mi disse - non dimenticate di fare una cosa quando andrete da Palermo a Messina per mare o per terra. Fermatevi al piccolo paese di Bauso, vicino alla punta di Capo Bianco. Di fronte ad un albergo troverete una strada in salita che termina a destra con un piccolo castello a forma di cittadella. Alle mura di quel castello si trovano appese due gabbie: una è vuota, nell'altra biancheggia da vent'anni la testa di un morto. Domandate al primo viandante che incontrerete la storia dell'Uomo a cui appartenne quella testa e avrete uno di quei racconti completi che dipingono tutta una società, dalle montagne alla città, dal contadino al gran Signore...." Alexandre Dumas, Pascal Brunò, 1838 Nel periodo in cui il Castello di Bauso è tornato fruibile, si è registrata una media di 1100 presenze annue. Già sede di mostre, convegni ed eventi culturali, è in itinere la realizzazione, all’interno delle sue stanze, di un museo del brigantaggio e di un museo etno-antropologico. |



Pasquale Bruno 





